PER il PAZIENTE

procedure terapeutiche


FOTODINAMICA


La terapia fotodinamica (PDT) viene seguita in pazienti che presentano una membrana neovascolare sottoretinica maculare, complicanza frequente delle degenerazione maculare legata all’età (DMLE) e della miopia, con conseguente grave compromissione visiva. Il decennale utilizzo della terapia fotodinamica ha dimostrato che la validità nel trattamento delle patologie sopra menzionate, rappresenta pertanto un trattamento entrato nella pratica clinica di tutti i giorni.

La procedura viene eseguita in due fasi:

1) inizione endovena a infusione lenta (10-15 minuti) di Verdeporfina (Visudyne). Il dosaggio di tale farmaco è di 6 mg/m2 di superficie corporea diluita con una soluzione di destrosio al 5%.

2) Dopo 15 minuti dall’inizio dall’inizio dell’infusione, applicazione di uno spot laser nell’area dei neovasi, neccessario per rendere attiva la Verteporfina.

Procedura per la PDT

La Verteporfina è una sostanza pigmentata foto-sensibilizzante che si accumula sopratutto nelle cellule endoteliali dei vasi in rapida proloferazione(crescita) come i neovasi coroideali. La Verteporlina attivata dal raggio laser determina delle modificazioni all’endotelio dei neovasi che portano alla chisura degli stessi (fototrombosi) senza evidente coinvolgimento dei tessuti limitrofi.

La terapia dotodinamica con Verteporfina viene generalmente eseguita ambulatorialmente, non è doloroso. L’unica precauzione che il paziente deve seguire e non esporsi alla luce solare o a luce atificialeintensa nelle 48 ore succesive al trattamento. Tale esposizione determinerebbe un danno alle parti esposte simile ad una ostione. Onde evitare tale complicanza al paziente viene consigliato di coprirsi accuratamente tutte le parti del corpo, di proteggersi il volto con occhiali scuri molto grandi e di munirsi di un cappello o fazzoletto in testa.

Studi clinici randomizzati della durata di due anni, con una media di 5 iniezioni per occhio trattato, hanno evidenziato che la terapia fotodinamica preservava la funzone visiva in un numero maggiore di pazienti (61,4%) rispetto a quelli non trattati (31%). Pur tuttavia alcuni effetti nagativi  consistenti nell’iporfusione coroideale, nell’infiammazione e nell ulteriore produzione di VEGF-8 ne limitavano il risultato nel tempo con la perdita graduale della vista.

Al fine di ottenere de risultati più positivi sia in termini di numero di pazienti che non solo non peggioravano ma che presentano un miglioramento, sia nel conseguimento di una maggior durata del tenpo dei risultati ottenuti, sono stati sperimentati nuovi farmaci tra cui gli anti-VEGF.

Nello studio ANCHOR,i in cui sono stati arruolati soggetti affetti da degenerazione maculare legata all’età (DMLE) complicata dalla presenza di neovasi coroideali prevalentemente classici, si è valutata l’efficacia dei trattamenti con PDT e con farmaco anti-angiogenico Ranimizumab (Lucentis). A 24 mesi si sono ottenuti i seguenti risultati: meglioramento della capacità visiva nel 6% dei soggetti trattati con PDT e ne l90% di quelli trattati con Lucentis.

Attualmente la PDT trova la sua principale indicizzata in associazione ad altri trattamenti, quali le inizioni intravitreali di farmaci anti-VEGF. Alla base dell’associazione vi è il concettodi una sinergia terapeutica in cui la PDT produce una rapida trombosi nei nevrosi e l’anti-VEGF neutralizza l’incremento di VEGF prodotto dalla PDT (studi FOCUS, PROTECT, DENALIS, MONTBLANC).

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